Narra Ludovico Iacobilli: «Fu questo
beato frate Nobile Assisano, della famiglia Catanea: essendo
Canonico della cattedrale, dedicata a S. Rufino Vesc. e Martire;
mosso dall'essempio del B. Bernardo Quintavalle, pure nobile
Assisano, dispensò tutto il suo a Poveri, si accostò
a S. Francesco, e fu vestito da lui del suo sacro habito,
adì 18 d'Aprile 1209 (sic! 16 aprile 1208),
nell'istesso giorno, e poche ore dopo esso B. Bernardo, che
fu il primo compagno di quel santo Institutore dell'Ordina
Minore. Andò poi l'anno 1219 con esso santo Patriarca a
Soria (Siria); e ritornato in Italia, nel capitolo
generale, celebrato l'anno 1220 nel convento di S. Maria degli
Angeli fuori d'Assisi; S. Francesco (…) creò primo
ministro Generale dell'Ordine il B. Pietro;
e S. Francesco rinuntiò il Generalato, per molte infermità
corporali, ch'haveva, e gli promesse sempre obedire: ma questo
Beato, per humiltà, e per viver'esso santissimo Fondatore,
non volse mai titolo di Generale: ma solo di suo Vicario:
ancorché il medesimo santo mentre gli scriveva lo chiamasse
Ministro Generale. Havendo preso l'Offitio, e vedendo non poter sovvenire
alle necessità di tanti frati, e poveri, che venivano
a quel primo picciol Convento, disse a S. Francesco, se voleva
permettere, che potesse riserbare, per soccorrere agli bisogni
dell'Hospiti qualche facoltà, o beni degli Novitij,
che venivano all'Ordine.
In niuna maniera (rispose il santo Padre) desidero,
che facci questo, ch'è contro la regola della povertà,
che noi professiamo; ma per aiutare le necessità degli
Hospiti, e de' Poveri più presto spoglia gli ornamenti
dell'Immagine della Madonna, e degli Altari, che Dio provederà
degli altri, e farà più grato alla B. Vergine,
che si denudino gli Altari, e si levino gli ornamenti delle
sue Immagini, che trasgrediamo l'Evangelio del suo figlio;
onde ammaestrato il Beato da detti, et altri santi documenti,
procurò di fargli esseguire da' suoi frati.
Resse il B. Pietro la Religione circa un
anno, con molta osservanza, benignità, humiltà,
e patienza, ancorché havesse molti, che l'odiassero;
et in fine morì santamente nel detto Convento di S.
Maria degli Angeli; et il suo Corpo fu sepolto appresso la
sacra Cappella di quel Convento.
La sua morte fu adì 10 di Marzo 1221, cinque anni avanti
quella di San Francesco.
Di quanto merito fusse appresso il Signor'Iddio, si conobbe
dalli continui, e quasi innumerabili miracoli, ch'operava
verso quelli, che visitavano il suo corpo, o si raccomandavano
alle sue intercessioni.
E perché ogni giorno veniva moltitudine di gente a
riverir il suo corpo, a portar voti, tabelle, et altre cose,
in segno delle gratie ricevute; et ad offerir molti doni grandi
alli frati, e per tal causa si perturbavano gli animi degli
Osservatori della Regola, si rompeva il silenzio alli frati,
e s'impedivano i divini offitii. Informato del tutto il P.
S. Francesco, pieno di zelo, si trasferì al corpo del
Beato; et in piedi con voce alta, e precettiva gli disse:
"F. Pietro, mentre eri vivo sempre,
e prontamente m'obedisti, l'istesso ti comando, che facci
adesso, che sei passato all'altra miglior vita. Siamo molto
molestati dalli veneratori del tuo sepolcro, ci snervano la
Povertà, ci rompono il silentio, e ci levano dall'osservanza
regolare: ti comando, per santa obedienza, che per l'avvenire
cessi di far miracoli".
Mirabil cosa! Per tal comandamento, mai più operò
miracolo alcuno; e però nessuno venne più a
venerarlo, né ad impedire i frati.
Poco dopo S. Francesco fece trasferir il suo corpo, in un
altro luogo contiguo a detta sacra Cappella di S. Maria degli
Angeli, ove al presente si vede in una fenestrella murata
con un'iscritione antica di marmo.
Nel discoprir il suo corpo fu trovato star come in ginocchioni,
con la testa, e volto basso; volendo dimostrare, ch'alla voce
del suo santo Padre, si era mosso ad obedire, anche dopo la
morte» (L. Iacobilli, Vite, I, pp. 308-309).
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