Ecco l’estate!
Il pensiero e il desiderio corrono alle ferie ormai vicine. Le abbiamo attese, sognate tutto l’anno, come un tempo che ci liberasse finalmente dalle ansie legate agli affanni di ogni giorno.
Sentiamo il bisogno di “staccare”; e allora ci vengono incontro gli splendidi scenari di mari lontani, che alludono ad un “paradiso” dove vorremmo rifugiarci e stare “senza pensieri”.
In realtà la “voglia di paradiso” l’uomo se la porta dentro da quando lo ha perduto, e le vacanze sono spesso, nell’immaginario inconscio, un tentativo di ricrearlo.
Da qui la ricerca spasmodica di divertimento ad ogni costo, di trasgressione come alienazione dal quotidiano, di puro consumo, che spesso lasciano nel cuore un vuoto angosciante.
“Vacare Deo” in latino significa “avere tempo libero per Dio”.
L’espressione ricorre spesso negli scritti di spiritualità e viene comunemente usata per indicare il tempo e l’animo liberi dell’uomo per dedicarsi assiduamente a Dio e “alle cose di Dio”.
La “cura” della propria interiorità e spiritualità, che la vita di ogni giorno spesso impedisce, è possibile invece proprio durante il tempo delle ferie, con il raccoglimento, la preghiera, la contemplazione del creato.
Arricchiti così da questa grazia, potremo ritornare “caricati”, motivati alle occupazioni quotidiane.
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