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Una pausa, all'Eremo, con Francesco - 3 gg

Ritiro in un’isola bianca in mezzo al verde dei boschi

(Tre giorni e due notti)

(2207 "passi": circa km. 1,8 all'andata e lo stesso al ritorno)

Tra i medievali borghi di Cesi e Portaria, in Umbria - provincia di Terni -, è il Convento dell’Eremita.
L'Eremo sorge in montagna (800 m.), in un luogo isolato, silenzioso, ricco di storia, di spiritualità e di inusuali bellezze naturali.
Vi invitiamo su questo sacro Monte, per fare una "pausa" di silenzio e riflessione, in compagnia di frate Francesco.
Qui il Santo soggiornò, per la prima volta, nel 1213 (vi tornerà nel 1218, 1221, 1225, 1226); vi restaurò, con le «proprie mani», una antica cappellina benedettina dedicata ai SS. Proculo e Volusiano, e vi compose una Lode (Exhortatio ad laudem Dei), che anticipa il Cantico delle Creature.
Per molti secoli il luogo è stato lustrato dalla presenza di «angelici et sancti frati», i quali, qui, facevano «intensissima» vita di preghiera, meditazione, studio, silenzio, lavoro e accoglienza dei pellegrini.
Abbandonato nel 1867 - in conseguenza alla deleteria "Legge Pepoli" -, saccheggiato e ridotto ad un cumulo di macerie, da pochi anni il Convento è stato riportato a nuova vita, grazie all’opera coraggiosa, generosa e tenace di un cocciuto francescano: frate Bernardino, e di migliaia di volontari giunti da tutta Europa.
I lavori, protrattisi per oltre 16 anni, hanno restituito al Romitaggio la sua originaria semplicità e sobrietà.
Frate Bernardino vive in questo «aspro e rigido» luogo, posto ai margini del mondo.
Terminata la fase del “restauro”, egli continua ad accogliere chiunque desideri fare esperienza di vita francescana autentica.
Per raggiungere il Convento, è necessaria un’ora di cammino attraverso un mistico sentiero montano, immerso in un folto bosco di lecci.
Il percorso è adatto a tutti ed è l’unico possibile, poiché non esiste strada carrozzabile.
All'Eremita, volutamente, non c’è energia elettrica (al tramonto ci si serve di candele); non c'è acqua corrente (per la cucina, per l'igiene personale, "sora acqua" la si preleva, con secchi, dalle medievali cisterne); non c'è riscaldamento se non quello offerto da "frate foco"; i letti, umili ma comode brandine, son posti nelle stesse celle abitate, per secoli, dai "fratelli" di Francesco.
Nella autentica pace del monte Eremita, vi proponiamo questa magica esperienza, forte, fuori dal mondo, utile a ritrovare le nostre radici cristiane, in un ambiente aspro e spartano, sulle orme di S. Francesco d’Assisi.

***

P.S.
Alleghiamo, di seguito, le ultime due "lettere" di frate Bernardino: potrete così cominciare a conoscere questo eccezionale religioso, le sue attività e la bellezza del luogo in cui è immerso l'Eremo.

(Lettera dicembre 2006)

Amici carissimi della Romita!
Scrivervi una lettera al termine di un anno è per me un piacere, perché è bello pensare a voi: alle ore trascorse insieme in Chiesa, nel lavoro, a tavola, nelle feste.
Ora sono solo, faccio vita eremitica, ma non mi sento solo.
Sento vicino il Signore con la sua presenza invisibile, ma sensibile, calda e forte. Sento che “son parte di una immensa vita che generosa risplende intorno a me. Dono di Lui, del Suo immenso Amor”.
Sono circondato da una numerosa Comunità di creature di Dio, i cani in prima fila: amici belli, sensibili, intelligenti e affettuosi. In queste lunghe serate d’inverno mi tiene compagnia “frate focu… et ello è bello et jocundo et robustoso et forte”.
E poi ci sono gli alberi del bosco, il maestoso cedro, gli astri del cielo e tutto il resto.
Noi viviamo in profonda comunione solo con gli esseri che vediamo e sentiamo col cuore.
In estate eravamo in tanti a pregare, cantare e lavorare insieme.
Ora vivo in silenzio e in solitudine davanti a Dio e alle opere delle Sue mani.
E’ un’altra dimensione della vita.
Noi siamo esseri sociali e interdipendenti, ma anche individui, unici e irripetibili.
Ognuno di noi ha un suo tempo, tutto personale, per nascere, vivere, amare e morire.
Stare soli e in silenzio è atteggiamento vero e saggio della condizione umana.
Ed anche utile perché ci rende più liberi e autentici.
Nessuno può vivere sempre da solo e in silenzio, ma tutti dobbiamo avere il coraggio e l’umiltà di stare spesso da soli e in silenzio. Fa bene al corpo e allo spirito.
Il silenzio della Romita non porta angoscia, ma serenità.
La Parola ascoltata nel silenzio e nella solitudine ti penetra dentro e t’invade di luce, di pace e di forza. E’ come un sasso gettato in uno stagno di acqua tranquilla: la muove dolcemente tutta, creando onde e cerchi sempre più ampi.
E’ un silenzio lungo e intenso quello della Romita: di ore, di notti e di giorni interi, interrotto dalla campana che invita anche la natura circostante alla lode del Creatore e dal sibilo del vento che fa ondeggiare in danza tutto il bosco.
Si sentono inoltre le colombe tubare, il gallo cantare, “Getta sul Signore il tuo affanno ed egli ti darà sostegno” (Salmo 55,23) il gufo bubolare, le oche schiamazzare, i cani abbaiare, l’asina ragliare, le pecore e le capre belare, qualche volta anche il lupo ululare.
Tutti suoni piacevoli e non inquinanti, musica e preghiera nella natura.
Quando sono solo nella Cappella, (in compagnia di Pecorello e di Biancospino, assidui frequentatori dei tempi di preghiera), ricordo nella preghiera voi e gli amici di Portaria che mi porto nel cuore dopo undici anni di Comunità con loro.
Al termine di questo sedicesimo anno alla Romita, sento di dire che è stato l’anno più bello e meglio riuscito.
Mai la Romita ha accolto tante persone come nel 2006, e mai tante persone così capaci, volenterose e impegnate.
Penso soprattutto ai numerosi amici di Solesino (Padova), che la scorsa estate sono venuti a più riprese e con la loro operosità creativa e professionale hanno cambiato l’aspetto della Romita.
Tutto è stato un disegno ed un dono della Provvidenza.
Mio Dio! Quanta gente meravigliosa, generosa e coraggiosa ho avuto l’onore di incontrare alla Romita e quanta ce n’è ancora in giro per il mondo!


La Romita: Che cos'e'?
Luogo isolato, silenzioso, alto (800 m.), ricco di storia, di cultura, di spiritualità e di bellezze naturali.
Isola bianca in mezzo al verde dei boschi.
Nel 1213 passaggio di S. Francesco di Assisi, che vi restaurò una cappella antica e compose un testo che anticipa il Cantico delle Creature.
Per molti secoli presenza dei Frati, che facevano vita di preghiera, meditazione, studio, silenzio, lavoro e accoglienza dei pellegrini.
Abbandonata (1867), saccheggiata e ridotta ad un cumulo di macerie, da pochi anni è tornata al suo antico splendore per l’opera coraggiosa, generosa e tenace di migliaia di volontari.
La Romita è un progetto di restauro e un progetto di vita.
Gli edifici sono stati ricostruiti per riempirli di idee, di persone e di attività.


La Romita: Cosa vuole?
In linea con la sua lunga storia, propone un programma di spiritualità francescana e di vita alternativa al chiasso, allo stress, alla confusione e all’opulenza nella nostra società. Intende, quindi, invitare alla preghiera contro la dimenticanza di Dio; alla meditazione contro la dispersione di energie; al silenzio contro le troppe parole; al canto contro i troppi rumori; al digiuno contro il troppo mangiare; al contatto con la natura e con gli animali contro l’eccesso di tecnologia; alla condivisione nella comunità contro l’individualismo; alla catechesi contro la poca conoscenza della Bibbia e di Cristo; allo stile di vita sobrio e sano contro le troppe cose inutili e dannose.
E’ un progetto di vita contro corrente.


La Romita: Come si svolge la giornata
La giornata è scandita dalla preghiera (alle ore 7.00, alle 12.00 e alle 21.00); dal lavoro manuale (ore 9.00-12.00: orto, bosco, attività artistico-creative, cucina, pulizie); dal tempo libero (dopo pranzo sino alle ore 16.00); dalla catechesi (ore 16.00-17.00), come preparazione al tempo di silenzio/studio/riflessione (ore 17.00-19.30), e dai pasti (ore 8.00, 13.00 e 19.30), consumati spesso in silenzio per fare esercizi di attenzione verso gli altri e per imparare a dare messaggi con altri linguaggi, senza le parole (linguaggio del corpo, degli occhi, del viso, delle mani…).
Il mercoledì è giorno di digiuno.
Riposa la cucina ed anche lo stomaco.


La Romita: Chi può venire?
Tutti (giovani, anziani, famiglie con bambini, credenti, agnostici, atei, vicini, lontani), a condizione che si è contenti, convinti e costanti (le tre “C” indispensabili perché un’impresa riesca).
Venire possibilmente per una settimana, per fare l’esperienza completa.
Lo stile di vita è semplice e bisogna “contentarsi di quello che passa il Convento”.
I posti essendo scarsi vanno prenotati con largo anticipo: Minimo tre mesi.


La Romita: A cosa serve?
A fermarci per chiederci chi siamo, da dove veniamo, dove ci troviamo e dove siamo diretti.
A conoscere meglio se stessi per dare il meglio di sé.
A fare rifornimento per la mente e per il cuore, per continuare il cammino della vita con più slancio e coraggio.
La preghiera, il silenzio, l’ascolto, il contatto con la natura danno risposte valide a tante delle nostre domande.


La Romita: Cosa portare?
Sacco a pelo o lenzuola, torcia (non c’è corrente), guanti da lavoro chi non vuole sporcarsi le mani.
(...).


La Romita: Il restauro
Abbandonata (1867), saccheggiata e ridotta ad un cumulo di macerie, da pochi anni è tornata al suo antico splendore per l’opera coraggiosa, generosa e tenace di migliaia di volontari.
La Romita è un progetto di restauro e un progetto di vita.
Gli edifici sono stati ricostruiti per riempirli di idee, di persone e di attività.


La Romita: Progetto di vita
Oltre ad essere un progetto di restauro la Romita è un progetto di vita.
Gli edifici, ridotti ormai a ruderi abbandonati e dimenticati, li abbiamo ricostruiti non per farci un museo, ma per riempirli di persone, di idee e di attività.
Le idee e le attività portanti del “ Progetto di vita” (l’accoglienza, la condivisione e la convivenza) si sono dimostrate valide nel corso degli anni ed hanno portato frutti sorprendenti.
Accoglienza vuol dire: aprire la porta a chi bussa, dare ospitalità con cordialità, accettare l’altro, il diverso, lo sconosciuto, il mai visto. Per amore a Cristo ed ai fratelli, in nome di S. Francesco, senza distinzione di lingua, nazione, età, mentalità. Condivisione: mettere a disposizione il tuo spazio, il tuo tempo, il frutto del tuo lavoro, le tue capacità, le tue cose. la tua cucina e la tua tavola, la bellezza del posto. Non tenere gelosamente solo per sé il tesoro nascosto scoperto, ma metterlo a disposizione di molti. Invitare tutti a partecipare al canto di lode, alla Mensa della Parola e del Pane.
Convivenza: stare insieme, guardarsi negli occhi, essere pronti ad ascoltare, ad avere pazienza e ad imparare dagli altri, disposti con spirito di servizio e di umiltà a vivere per, con e degli altri.
L’accoglienza di molte persone, la condivisione di tutto e la convivenza, tenere la porta della mente, del cuore e di casa aperta a tutti è bello, è atteggiamento cristiano, è la fraternità universale di S. Francesco.
La Romita ha le tre P: Posto, Pasto, Pace.


La Romita: Natale vissuto
Accoglienza, condivisione, convivenza: è il Natale vissuto.
Infatti cos’è il Natale se non accoglienza e condivisione da parte di Cristo, Verbo di Dio fatto Carne, della nostra condizione umana e convivenza in mezzo a noi? “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv.1,14).
Gesù nasce Bambino, cresce, lavora, ha amici (e anche nemici), fa festa, incontra persone, soffre, muore, viene sepolto e risorge per la nostra salvezza.
E’ bello non solo celebrarlo il Natale, ma anche viverlo come atteggiamento fondamentale nei confronti degli altri, come stile di vita, lo stile di vita di S. Francesco appunto.
Celebrare il Natale non costa niente (a parte le spese inutili che facciamo) ma viverlo, metterlo in pratica è molto rischioso, perché l’accoglienza, la condivisione e la convivenza (specie con persone che non si conoscono) presuppongono grande apertura, tolleranza e fiducia. E la fiducia, lo sappiamo per esperienza, viene spesso tradita.
Che fare allora? Far prevalere la delusione e la diffidenza? Non accogliere e non condividere più? Rinunciare a vivere il Natale e contentarsi solo di celebrarlo? Non impegnarsi più per gli altri per evitare delusioni ed umiliazioni?


La Romita: impegno per il bene
Punto di riferimento del nostro progetto di vita è la Parola e la Persona di Gesù Cristo, quello cioè che Lui ha detto e fatto. Le diverse attività (preghiera, lavoro, silenzio, meditazione, digiuno, vita in comune) e lo stile di vita sobria sono in funzione della conoscenza e della pratica del Suo insegnamento.
La vita alla Romita vuol essere “sequela di Cristo”.
Ora noi sappiamo dai Vangeli che Gesù faceva del bene a chi incontrava (guariva i malati, rendeva la vista ai ciechi, l’udito ai sordi, la parola ai muti, liberava da ogni tipo di dipendenza, era sensibile e si commuoveva davanti alla sofferenza fisica e morale, era solidale con i piccoli ed i deboli, accoglieva, prendeva in braccio e benediceva i bambini).
Gesù metteva a disposizione dell’umanità del suo tempo il suo potere divino e la sua carica umana. Alla fine si è donato anche alle generazioni future sotto la forma del Pane e del Vino, ci ha promesso di restare con noi “tutti i giorni sino alla fine del mondo” (Mt 28,20) e ci ha raccomandato di riconoscerlo negli affamati, negli assetati, nei forestieri, negl’ignudi, nei malati e nei carcerati (cfr Mt 25, 31-46).
Gesù è vissuto e ha dato la sua vita per gli altri. E chi è suo discepolo cosa deve fare?
Nel Discorso della Montagna (Mt 5-7) Gesù Maestro dà priorità assoluta al Bene e ci consiglia delle strategie per neutralizzare il male, col quale dobbiamo fare i conti tutta la vita. Per cui il Bene è da fare comunque e sempre, anche se qualcuno abuserà della tua fiducia e ti tradirà.
Paolo e Pietro Apostoli, due capisaldi della fede cristiana, ci danno consigli incoraggianti a riguardo: “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con bene” (Rom 12, 21). “Voi, fratelli, non lasciatevi scoraggiare nel fare il bene” (2 Ts 3,13). “E non stanchiamoci di fare il bene” (Gal 6,9). “E’ meglio soffrire facendo il bene che facendo il male” (1 Pt 3,17).
E’ vero: se io m’impegno per gli altri e li rendo partecipi della mia vita, mi espongo, rischio molto e mi rendo vulnerabile. E’ un’esperienza amara e dura che ha fatto anche Gesù: tradito, rinnegato e abbandonato dagli amici intimi, coi quali aveva appunto praticato l’accoglienza, la condivisione e la convivenza. E noi, se vogliamo essere suoi discepoli, cosa ci dobbiamo aspettare?
Anche se il prezzo da pagare per il bene è alto, anche se si richiede eroismo o addirittura il dono supremo di sé, vale sempre la pena darsi agli altri. Di fronte a situazioni estreme, quali l’ingratitudine e il tradimento, il cristiano non può rassegnarsi e tirarsi indietro.
Smettere di fare il bene vuol dire lasciare campo libero al male.
Secondo l’ottica del Vangelo è più grave non fare il bene che commettere il male.
I nostri peccati ce li perdona il Signore, ma il bene che non facciamo noi chi lo deve fare?
Il non agire per comodità, pigrizia o paura viene condannato da Gesù (cfr. le sue Parabole).
Alla fine della vita saremo giudicati non in base agli errori commessi, del resto inevitabili per la debolezza umana, ma in base alle opere buone fatte o non fatte (cfr. Mt 25, 31-46).
La strategia e la terapia preventiva più efficace contro il male è essere occupati e impegnati nel bene. Più tempo siamo coinvolti nel fare il bene, meno tempo ci resta per pensare e compiere il male.
Se nella vita ci manca la passione per il bene, siamo vittime del male, in balia della frustrazione, del non senso e della noia. Nel nostro tempo, nel quale sembra prevalere il male, la Romita vuol essere un luogo d’incontro col Signore della vita, della pace e del bene, un luogo d’incontro tra persone dove ognuno è attento al bene dell’altro.


La Romita: utopia?
Belle parole, ma è possibile tutto ciò? Non va oltre l’orizzonte dei comuni mortali? Non è un’utopia, fuori della nostra realtà? Inesistente, irraggiungibile?
Eppure la Romita esiste, è una realtà visibile, tangibile, sperimentabile, fatta di pietre, edifici e spazi.
E’ un luogo dove vivono, pregano, cantano, lavorano, meditano persone reali, in carne ed ossa.
Persone impegnate nel bene gratis, senza il miraggio del guadagno, che anzi pagano di persona investendo tempo, energia e denaro.
Con i loro molti limiti, ma anche con i loro grandi ideali. Più sono alti gli ideali e meglio si superano i limiti. “Le cose difficili non le facciamo non perché sono difficili, ma sono difficili perché non le facciamo”.
A bloccarci nel nostro agire sono spesso la pigrizia mentale e fisica, il letargo dell’anima, la paura del rischio, la ricerca della sicurezza e del quieto vivere, il piacere della vita comoda.
Alla Romita abbiamo superato tutto ciò e ci siamo impegnati nella sua ricostruzione con la nostra fatica ed il nostro sudore.
Con la fiducia in Dio, negli altri, in noi stessi e nella vita.
E’ stato lo spirito positivo, creativo e costruttivo di S. Francesco a guidarci in questa impresa immane.
Complimenti alla forza creatrice e irresistibile dello Spirito di Dio, che non solo ci ha ispirato il sogno, ma ci ha anche dato la forza, la gioia e la costanza di realizzarlo.
La Romita è dunque una utopia realizzata.
La sua ricostruzione e rinascita significano il trionfo del bene sul male, della vita sulla morte, dell’amore sull’egoismo, della gioia sulla tristezza, della generosità sull’avarizia, della cura sull’abbandono, del coraggio sulla paura, della creatività sulla passività, della laboriosità sull’ozio, della passione sul cinismo, dell’impegno sull’indifferenza, dell’eroismo sulla mediocrità.
Lo stile di vita della Romita è la dimostrazione che in questa società non ci sono solo il potere politico/economico/militare, la guerra, la violenza, lo sfruttamento, la corruzione, il profitto, lo spreco e l’inquinamento, ma anche la poesia, la musica, la natura incontaminata, la convivenza pacifica tra persone di lingue e culture diverse, la cura del bello e della spiritualità.
(...).


Prospettive positive
Al termine di queste pagine alcune domande e considerazioni che possono aiutarci a gestire meglio il futuro:
1. La vita non è fatta solo di pii desideri e di buone intenzioni, ma anche di decisioni. Dobbiamo scegliere ogni giorno se vogliamo condurre una vita:
- gioiosa o noiosa?
- creativa o ripetitiva?
- operosa o oziosa?
- originale o banale?
- eccezionale o normale?
- coraggiosa o paurosa?
- propositiva o negativa?
L’utopia, la realtà che (ancora!) non c’è, ci tiene svegli, stimola le nostre potenzialità e ci fa tendere verso l’alto, favorisce la creatività. Combatte la pigrizia mentale, il letargo spirituale e l’ozio corporale.

2. La mediocrità ci appiattisce e ci omologa, è fonte di frustrazione e ostacolo alla nostra crescita spirituale. Come superarla? Se Dio ci ha creati “originali”, perché ci teniamo tanto a diventare “fotocopie”? (la moda, il look, il conformismo). Se Dio ci ha destinati a diventare “grandi”, perché ci rassegniamo a restare “nani”? Se siamo chiamati a “volare alto” nel cielo come le aquile, perché “strisciare per terra” come i serpenti?

3. Se le cose vanno male, non cambierà niente, finché ci lamenteremo, ci parleremo e ci piangeremo addosso. La cosa migliore è: rimboccarsi le maniche ed agire in modo positivo, creativo e costruttivo. E’ solo facendo il bene che si neutralizza il male. Impegnandoci in prima persona, contenti, convinti e costanti. Con passione e tenacia.

4.Ognuno di noi è chiamato a lasciare tracce positive alle generazioni future. Ciò non è possibile senza impegno personale, senza fatica, rinuncia e sacrificio. “Ché, seggendo in piuma,/ in fama non si vien, né sotto coltre;/ senza la qual chi sua vita consuma,/ cotal vestigio in terra di sé lascia,/ qual fumo in aere ed in acqua la schiuma” (Dante, Inferno, XXIV, 47-52).

5. La vita è corta e preziosa, va quindi investita in modo accorto e intelligente. Abbiamo un tempo limitato, solo questo tempo. La vita è sempre urgenza ed emergenza, perché ogni giorno è l’ultimo (di quelli già vissuti) ed anche il primo (di quelli da vivere ancora). Ogni giorno mi offre opportunità nuove. Se voglio, posso ricominciare daccapo ogni mattina. Quello che conta non è quello che sono stato e ho fatto ieri. E’ importante quello che voglio oggi. Per ora è l’unica e l’ultima opportunità. E così sarà per tutti i giorni della mia vita. Non importa in che età ci troviamo. Non è mai troppo tardi. Facciamo sempre in tempo, finché abbiamo tempo.

Ringrazio tutti voi, amici cari, per la collaborazione e il contributo che avete dato e vorrete ancora dare, per la vostra amicizia e simpatia. Il Signore Gesù, che torna a noi come Bambino, vi riempia la mente di pensieri sublimi ed il cuore di sentimenti profondi. Pace e bene!

Frate Bernardino

(Lettera dicembre 2007)

LA ROMITA

“E’ ormai tempo di svegliarvi dal sonno…la notte è avanzata, il giorno è vicino” (Rom 13,11-12)

LETTERA AGLI AMICI


Il sonno


Necessario, piacevole, riposante.
Tempo libero da impegni.
Nel sonno partiamo per un viaggio lontano e avventuroso, assenti a noi stessi, in balìa dei sogni.
Il tempo che dormiamo non possiamo stare svegli.
In fondo il tempo concesso al sonno non conta nella nostra vita, perché siamo assenti e lontani da noi stessi.
Quanto tempo dobbiamo dunque dormire? Il sonno è in funzione della vita e non il contrario.
Esiste però un altro sonno dal quale siamo chiamati a svegliarci. E’ il sonno dell’indifferenza, dell’apatia, dell’inerzia.
Alzarsi dal letto non vuol dire già essere svegli.
Svegliarsi dal sonno vuol dire accorgersi di essere svegli, percepire in modo consapevole il mondo circostante, rendersi conto dello spazio che occupiamo e del tempo che viviamo.
La vita dell’uomo è tale solo se cosciente, attenta, piena di idee e di sogni ad occhi aperti, di visioni per il futuro, di gusto e di gioia di vivere.
Una vita stanca, annoiata, distratta, priva di passione per la vita che vita è?
“Svegliatevi dal sonno”: un appello attualissimo per la nostra società bombardata dalla pubblicità, abbagliata dalle tante luci di fine anno, contagiata dal consumismo di massa, presa all’ebbrezza del possedere e del godere tutto e subito.
Se non viviamo svegli e attenti, svegliarci al mattino è come continuare a dormire, pur muovendoci freneticamente. Continuiamo cioè a non vedere, a non ascoltare, a non pensare per correre come e dove corrono tutti.
Storditi dai rumori e stremati dallo stress rischiamo di camminare fossilizzati e mummificati per le vie di questo mondo.
S. Francesco, grande artista della vita, al mattino si alzava presto e volentieri per salutare “Messer lo frate Sole” al suo sorgere.
Anche lui si era svegliato tardi dal sonno: a 24 anni.
Sino a quella età era vissuto nell’agio, nel divertimento, era stato in guerra, sognava la grandezza.
L’incontro con il Crocifisso di San Damiano lo illumina e lo sveglia dal sonno profondo del vuoto della vita, dell’insoddisfazione, delle cose vane, del correre dietro al nulla.
Quel suo risveglio ha svegliato e sveglia ancora molti a vita nuova.
Anche la Romita, sulle orme di San Francesco, intende vivere e trasmettere questo svegliarsi dal sonno.
Vivere alla Romita vuol dire essere svegliati dolcemente da strumenti musicali al mattino presto, prima della levata del sole, lasciare volentieri e con slancio “l’amico letto”, accogliere il nuovo giorno che ci viene dato gratis (nessuno lavora la notte per guadagnarselo) con stupore, meraviglia e gratitudine.
Pronti a rispondere subito e con gioia alla campana che chiama alla preghiera, premurosi di preparare insieme la colazione, disposti a prendere i pasti in silenzio guardandosi negli occhi e usando il linguaggio del corpo, aperti con la mente e col cuore ad accogliere chi si avventura quassù, attenti ad osservare e godere le bellezze della natura.
Vivere alla Romita vuol dire trattare con attenzione e delicatezza i fiori, le piante e gli animali, apprezzare e usare con parsimonia l’acqua e l’energia che sono preziose.


La Romita: quali le priorità?

La vita umana è sempre limitata nel tempo e nello spazio.
Abbiamo un tempo limitato (qualche anno, qualche decennio) nel quale non possiamo realizzare tutto quello che vorremmo.
Abbiamo uno spazio limitato (una casa, un paesaggio) e non possiamo andare e stare dappertutto.
Che fare?
Come investire il nostro tempo e le nostre energie?
A che pensare, di che parlare, di che vivere?
Che cosa è importante nella vita?
Domande che ci poniamo tutti i giorni, se siamo svegli, e alle quali dobbiamo dare una risposta.
Dalle decisioni che prendiamo, dalle scelte che facciamo, dalle priorità che poniamo dipende il nostro presente ed il nostro futuro.
A 16 anni scelsi di farmi Frate.
Quella scelta ha segnato la mia vita per più di 50 anni ed ora sono qui e sono contento.
Per grazia di Dio mi sono svegliato dal sonno in giovane età.
Prima ci si sveglia e più tempo viviamo veramente.
Ho visto ed ho scelto bene allora, anche se poi nel corso degli anni spesso mi sono riaddormentato per stanchezza o per mancanza di attenzione.
La mia scelta di venire alla Romita è stata una conseguenza di quella prima scelta di seguire Cristo sulle tracce di San Francesco, del quale tre aspetti mi affascinavano particolarmente:

1. Al centro della sua vita pone il Vangelo, inteso non solo come Libro da conoscere e meditare, ma soprattutto come Persona da amare e seguire.
Il Vangelo è il suo Libro, l’unico che vuole conoscere e mettere in pratica.
Con estrema lucidità e radicale determinazione sceglie il Vangelo come unica Regola di vita per sé e per i suoi Frati.
Ma, a differenza di molti Maestri di Teologia del nostro tempo, a lui interessa non solo chi è, che cosa dice e fa Gesù, ma anche come nasce, vive e muore, cioè il suo stile di vita
Ecco perché dà importanza al Natale e s’inventa il Presepio, segue Gesù nella radicale povertà, nell’annuncio itinerante della Buona Novella e nella Croce sino a ricevere le Stimmate nel suo corpo.

2. San Francesco è l’uomo di Dio e degli uomini, dello Spirito e della Materia, della lode al Creatore e dell’attenzione alle creature, della passione per Cristo e della compassione per questo mondo.
Trascorre lunghi periodi in silenzio e meditazione sulle montagne, ma trova il tempo anche per ricostruire chiese piccole e abbandonate, per incontrare i lebbrosi, per stare con i mendicanti, per andare dal Sultano in missione di pace, per parlare col lupo e con altri animali e per predicare agli uccelli.

3. Di fronte alla situazione difficile del suo tempo (guerre, violenza, corruzione, degrado morale, potere e ricchezza della Chiesa) San Francesco non s’indigna, non impreca, non si perde in facili e sterili critiche, ma si rimbocca le maniche e si sporca le mani.
Alla distruzione rimedia con la ricostruzione; al potere e alla ricchezza della Chiesa con la rinuncia radicale ad ogni carica e ad ogni proprietà; all’odio e alla violenza con la predicazione della pace e della fratellanza universale.
Nel suo pensare, parlare ed agire San Francesco è creativo, positivo e propositivo.
Per questo era ed è credibile.
La Romita intende fare propri questi tre aspetti fondamentali della sua vita, viverli e comunicarli agli altri.
In un mondo confuso e disorientato che fare? Da chi andare? San Francesco, vissuto in tempi non migliori del nostro, ci indica la strada maestra…
Nel porre al centro della sua vita il Vangelo ha avuto ragione: è la salvezza per questo mondo.
Il Vangelo ha risorse inesauribili, perché contiene la PAROLA che è Gesù stesso: Parola-Luce, Parola-Guida, Parola-Pane, Parola-Forza.
Noi lo conosciamo poco.
Non basta una vita per scoprirne la ricchezza.
Il Vangelo rischiara la mente, illumina gli occhi, riscalda il cuore, stimola la creatività…
E’ in grado di svegliarci dal sonno e di tenerci svegli. Ci conserva vivi e attivi. Ci libera dalla nostre paure, ansie e angosce, dall’ossessione del potere, del possesso e del sesso. Ci trasmette la passione per il bene e per il bello, la voglia di lottare e la gioia di vivere.
Il Vangelo ci dà una spina dorsale intellettualmente, spiritualmente e moralmente. Ci fa restare vertebrati e c’impedisce di diventare molluschi. Ci fa camminare dritti, coi piedi per terra, con la testa sul collo e con lo sguardo rivolto in avanti e verso l’alto. Non ci fa strisciare per terra come i serpenti, ma volare alto come le aquile. Ci fa essere autenticamente uomini e donne, com’è stato uomo Gesù e donna la sua Madre Maria.
Il Vangelo ci fornisce gli strumenti idonei per riconoscere e smascherare i trucchi, le falsità e gli inganni dei poteri di questo mondo: da quello politico a quello religioso, da quello militare a quello economico. Il Vangelo è Cristo: Via, Verità e Vita.
Se non siamo illuminati dalla sua Luce, brancoliamo nel buio e al buio non andiamo molto lontano.


La Romita: luogo della bellezza

San Francesco aveva il senso e la cura del bello, era un artista e un poeta della vita.
Cercava nella natura la bellezza selvaggia e incontaminata, stava volentieri in luoghi alti, silenziosi ed isolati.
Uno di questi luoghi è la Romita che ha il vantaggio, rispetto ai “santuari francescani”, di essere rimasto intatto per l’assenza di strade e del cosiddetto progresso.
L’architettura è sobria, essenziale, elegante.
La sovrasta il cedro, maestoso, enorme, altissimo: una forza della natura.
Immersa, isola bianca, nel verde intenso di lecci secolari, solitaria e nascosta, la Romita è di una bellezza difficile da descrivere.
La si può solo ammirare in silenzio.
La posizione, il paesaggio, il bosco, il cedro del Libano, il belvedere, la grotta di San Francesco, la minuscola Cappella Benedettina (X. sec.), la Chiesa (XIII. sec.), slanciata e luminosa, il Campanile che si staglia nell’azzurro del cielo umbro, il chiostro, raccolto e accogliente (XIV. sec.), le celle (XIV-XVI. sec.), gli orti con le capienti cisterne fanno della Romita un gioiello tra i Conventi antichi del Movimento Francescano.
Come per San Francesco l’esperienza del bello nella natura vuol essere anche alla Romita al servizio della conoscenza e della lode di Dio.
La Natura e la Bibbia sono opere dello stesso Creatore.
"La Bibbia è la Parola di Dio, la Natura la sua Scrittura" – diceva Galilei.
La Natura è un Libro aperto da imparare a leggere.
Le creature visibili sono per San Francesco espressione della bontà, bellezza e sapienza del Dio invisibile. Le opere d’arte portano l’impronta e la firma dell’Artista.
Alla Romita coltiviamo molti fiori, diverse erbe odorose e medicinali, molti alberi da frutto.
Anche la presenza di animali domestici (galline, oche, colombe, tortore, capre, pecore, asino) e selvatici (cinghiali, istrici, volpi, scoiattoli, lupi) fa parte del nostro stile di vita.
La partecipazione dei cani ai momenti di preghiera in Chiesa è espressione della bellezza e dell’armonia della Natura.
Gli animali sono meravigliosi con l’espressione dei loro occhi, con la capacità di capire e di adattarsi al mondo circostante, con i loro movimenti eleganti e armoniosi, con la loro sensibilità, spontaneità e tenerezza, con il loro ricordo riconoscente.
Occuparsi di animali è un’esperienza straordinaria.
Meritano la nostra ammirazione e attenzione.
San Francesco l’aveva capito e s’intratteneva volentieri con loro…
L’osservazione della Natura (gli astri, i mari, le montagne, le rocce, gli alberi, i frutti, i fiori) è affascinante: ci riserva sempre nuove sorprese, ci riempie di stupore, di meraviglia e ci stimola alla gratitudine e alla lode del Creatore.
Distinguere i diversi sapori, odori, colori, le diverse forme delle erbe, degli alberi, dei fiori, dei frutti; vedere l’acqua scorrere, guardare nel fuoco, sentire il vento sul viso; ascoltare le diverse melodie degli uccelli e notare come ogni specie canta e vola a modo suo: tutto ciò fa bene alla mente, agli occhi ed al cuore.
Fa tanta tenerezza tenere in braccio e accarezzare un agnellino.
L’osservazione del cielo, della terra è inoltre un aiuto per capire meglio la Bibbia, piena di immagini prese dalla Natura.


La Romita: luogo dell’accoglienza

La Romita ha la mente, il cuore, le braccia e le porte aperte a tutti quelli che intendono fare questa esperienza.
L’antico Convento, ridotto a un cumulo di macerie, è stato ricostruito per accogliere persone, senza distinzione di lingua, nazione, religione, età, condizione sociale.
Per condividere con chi viene lo spazio, il tempo, la bellezza del luogo.
Accogliere persone che non si conoscono è sempre un rischio, ma bisogna correrlo.
Ci sarà sempre qualcuno che non apprezzerà l’ospitalità e tradirà la fiducia accordata, non importa: per il bene di tutti è preferibile accogliere tutti.
Il convenire e lo stare insieme di tante persone è un’opportunità per tutti: si fanno nuove conoscenze, si esercitano la pazienza, l’attenzione reciproca, la tolleranza, s’impara a vivere insieme.
Lo scambio di lingue, culture, esperienze diverse è stimolante.
La Romita è una scuola di vita.
L’accoglienza di famiglie con bambini è particolarmente piacevole e istruttivo.
I bambini sono maestri di vita, noi adulti abbiamo tanto da imparare da loro.
Basta osservarli e starci insieme.
Contro la superficialità e la disattenzione dei discepoli, Gesù ha preso le loro difese e li ha messi al centro come esempio da imitare.
Dai bambini possiamo imparare la fiducia, l’abbandono, la spontaneità, l’immediatezza, la purezza degli occhi, della mente e del cuore.
Una nuova possibilità di fare accoglienza ci viene dai Pellegrini, che sempre più numerosi fanno sosta alla Romita nel cammino da Assisi verso Greccio, dove San Francesco fece il primo presepio.
I Pellegrini sono una provocazione e uno stimolo... Ci danno esempio di fiducia nella Provvidenza, di spirito di sacrificio, di costanza, di essenzialità.
Hanno molto da raccontare, perché incontrano molte persone e fanno esperienze estreme: molte tappe, ogni giorno dai 20 ai 30 km, per sentieri sconosciuti, per zone impervie, sotto il sole o la pioggia.
A noi sedentari ricordano che in fondo siamo tutti in cammino, ospiti per poco tempo su questa terra.
Alla Romita li accogliamo con gratitudine e devozione, come Messaggeri di pace e di bene.


La Romita: luogo dell’impegno

Sin dal primo giorno della ricostruzione (19 maggio 1991) ho considerato la Romita come un grande dono, ma anche come un arduo compito: si trattava di riportare al suo antico splendore un enorme complessi architettonico, ridotto a un rudere dall’abbandono e dai saccheggi di mani sacrileghe e avide.
Mancavano i tetti, le porte, le finestre, i solai, in parte anche i muri.
Centinaia di volontari hanno lavorato sodo per rimuovere le macerie, recuperare e selezionare il materiale per la ricostruzione, pulire e riparare le vecchie cisterne per la raccolta delle acque, ripristinare gli antichi orti, recintarli e piantarvi alberi giovani.
Di fronte alla situazione disastrata della Romita non ci siamo tirati indietro, ma ci siamo fatti avanti. Chi si tira indietro (per paura,comodità, pigrizia) indietreggia.
Chi invece si fa avanti (per amore, con coraggio e generosità) avanza.
Non ci terrorizzava tanto lo stato di distruzione dell’antico Convento, quanto ci affascinava l’idea della sua ricostruzione...
Non ci siamo lamentati e non abbiamo invocato l’intervento delle “Istituzioni”, ma ci siamo rimboccati le maniche e sporcati le mani.
Come San Francesco.
Da lui del resto avevamo imparato il coraggio, la generosità, l’audacia, il senso dell’avventura e del rischio, l’impegno in prima persona.
L’abbiamo fatto volentieri, con slancio, gioia e forza. Non per interesse personale né per calcolo. Ma per la gloria di Dio, per amore di San Francesco e per l’utilità di tutti.
Alla malta (= cemento+ sabbia+acqua ) che tiene insieme tutte le pietre dell’edificio sono mescolate anche gocce di sudore e lacrime di dolore, il sacrificio, la fatica, la vita dura e scomoda, la sveglia presto, la preghiera, il lavoro, il silenzio, la meditazione, lo studio, il digiuno, l’incontro con tante persone diverse: tutto ciò ci ha tenuti svegli e attenti e ci ha temprati. Se abbassiamo la guardia, se vengono a mancare autodisciplina e autocontrollo si abbassano anche il livello e il rendimento. E’ come per gli atleti che si tengono in continuo allenamento e si sottopongono liberamente a sacrifici e rinunce.
Ognuno di noi è chiamato ad essere atleta, protagonista, a volte addirittura acrobata, della propria fede e della propria vita. E chi se non noi stessi?


La Romita: luogo del futuro

Sono convinto che la Romita sarà sempre più attuale e richiesta.
Una società sempre più confusa, complicata e disorientata avrà sempre più bisogno di punti di riferimento, di luoghi come la Romita, oasi di silenzio, di riflessione e di pace, dove ritrovare se stessi per poi tornare al quotidiano con le idee più chiare. Del resto il futuro della Romita è già scritto nel suo passato: è sempre stato un luogo di ritiro, di preghiera, di silenzio, di meditazione in una natura incontaminata e tale resterà.
Il futuro ha radici antiche.
Non solo la struttura architettonica della Romita poggia sulla roccia, ma anche la sua struttura spirituale poggia sulla Roccia, che è Cristo.
E’ qui la garanzia per il suo futuro.
La tecnologia moderna (macchine, cellulari, computer, internet, TV) ci semplifica la vita, ma ci toglie sempre più spazio e tempo per la natura. Ci occupiamo più di quello che produciamo noi che del pre-esistente.
Anche alla Romita è arrivata la tecnologia, da quando abbiamo i pannelli solari, ma la nostra attenzione va prevalentemente alla natura.


Il futuro della Romita è nella natura

A che punto siamo?
La Romita sta bene, anch’io.
Chi conosce il Signore e si sente da Lui amato e seguito, chi fa musica, chi gode della simpatia e del sostegno di tanti amici, chi vive la bellezza e la poesia della Romita, come fa a non stare bene?
Mi rammarico solo delle occasioni di bene non sfruttate per mancanza di attenzione e di vigilanza.
Ora non mi resta che affidare il passato alla misericordia di Dio, guardare avanti e impegnarmi per recuperare il tempo perduto.
La Romita, tanto antica eppur bellissima, aspetta qualcuno che s’innamori di lei e venga a stare con lei per sempre. Resto in attesa. Non so cosa mi riserva il futuro e dove mi porterà lo Spirito di Dio.
Vado avanti giorno per giorno con fiducia piena nel Signore e con fiducia (limitata) negli uomini.
Intorno alla Romita trovo comprensione, collaborazione e sostegno: nei miei Confratelli, nei Parroci e nel popolo.
Il nuovo Parroco di Portaria Don Marcello (36 anni) lavora bene e ne sono grato al Signore.
Gli amici di Portaria, dove sono stato Parroco per undici anni, mi sono rimasti cari e sono contento per loro.
Anche a Cesi è arrivato il nuovo Parroco Don Davide (32 anni), che è anche il mio Parroco.
La Romita si trova tra Portaria e Cesi.
Ora mi sento ben protetto come da due Angeli Custodi; uno a destra, l’altro a sinistra.
Non posso proprio lamentarmi.
Cari amici, al termine riprendo il pensiero iniziale: "Svegliatevi dal sonno".
Il tempo stringe, la notte è stata lunga abbastanza, il giorno diventa sempre più corto.
Che aspettiamo per svegliarci e fare qualcosa?
A che serve essere nati e vivere se non conosciamo e amiamo Gesù Cristo, nostra Vita e nostro Futuro?
La vera grandezza dell’uomo consiste nel conoscere e nell’amare (cfr. San Francesco).
Quando possiamo dire di essere stati svegli e di aver investito bene il nostro tempo?
Il tempo è fatto per viverlo in modo intenso, saggio e gioioso, le nostre capacità per metterle a disposizione degli altri, la ricchezza per condividerla, il denaro per farlo circolare.
San Francesco al termine della sua vita diceva ai Frati: “Fratelli, incominciamo a fare qualcosa, perché sinora abbiamo fatto poco”.
Voi, amici e collaboratori, avete fatto già molto per La Romita e siete testimoni del bene in un mondo che sembra dominato dall’egoismo.
Noi che conosciamo la tenerezza, la bellezza, la luce e la poesia del Natale guardiamo con fiducia e speranza al Nuovo Anno che ci viene incontro.

Auguri di Pace e di Bene
Con simpatia e riconoscenza

Vostro frate Bernardino


a cura di Annalisa e Paolo
redazione@sanfrancesco.com

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